Porto Venere
Dalle statue stele alle cave romane del marmo di Carrara
Viaggio in Lunigiana e Liguria di Levante: Luni, Sarzana, Carrara, cave di marmo, Colonnata, La Spezia, Portovenere e Pontremoli. Con l'archeologa Antonella Infantino del Comitato AAT.
Da mercoledì 8
a sabato 11 maggio
Lunigiana e Liguria di Levante
Luni, fondata dai Romani nel 177 a.C. per stabilirvi un posto avanzato contro i Liguri Apuani nella guerra di conquista della penisola italica, divenne famosa per il suo porto, da cui partivano le navi cariche di marmo delle Alpi Apuane, legname delle foreste appenniniche, formaggi e vini locali lodati da Marziale e da Plinio. In epoca augustea, Luni conobbe un ulteriore periodo di splendore, e successivamente in età  giulio-claudia, grazie al vicino marmo, si trasformò in città  monumentale. Nel V secolo venne scelta come sede vescovile; visibile rimane l'impianto della Basilica cristiana. La colonia di Luni si estende per una superficie di ca. 24 ettari, entro mura fortificate. L'esplorazione archeologica ha permesso di scoprire gran parte delle strutture che gravitano sull'area pubblica, fra cui il Grande Tempio dedicato alla dea Luna, il teatro e le ricche dimore private. All'esterno della cinta si conservano i resti dell'anfiteatro (7000 persone) e di alcuni monumenti funerari. Il cuore della città coincide con la grande piazza del foro, originariamente rivestita di marmi, ornata da statue di cui si conservano le basi.

Sarzana ha origine nel primo millennio e fu crocevia di importanti vie di comunicazione tra Liguria, Toscana ed Emilia. Fu centro agricolo e commerciale, uno snodo sull'asse dell'antica Via Francigena che collegava il nord Europa con Roma. Ricoprì anche un ruolo religioso e giuridico. Oggi conserva ancora la sua struttura medievale e cinquecentesca, difesa da mura e torrioni, con due porte monumentali. Notevoli le piazze, gli edifici nobiliari e religiosi, tra cui la chiesa di S. Andrea e la cattedrale, al cui interno vi è il prezioso Crocifisso ligneo del Maestro Guglielmo del 1138. Il borgo era difeso da ben due fortezze, in centro la Cittadella e poco fuori la fortezza di Sarzanello.

Le origini di Carrara, riconosciuta come capitale mondiale del marmo (il cosiddetto "oro bianco"), sono legate allo sfruttamento delle cave a partire dall'epoca romana. Lo stemma del comune di Carrara è la ruota; una delle interpretazioni del toponimo fa derivare l'origine del nome da "Cararia"Ł = luogo dei carri su cui venivano trasportati i blocchi di marmo. Lo stemma compare sulle facciate di antichi e prestigiosi edifici, non ultimo il Duomo; infatti la ruota è associata al motto: Fortitudo mea in rota (la mia forza è nella ruota). Dal Duomo di Sant'Andrea alla Fortezza Malaspina alla Piazza Alberica il centro storico presenta una lunga serie di monumenti.

Le origini di Colonnata vengono fatte risalire all'insediamento sorto intorno al 40 a.C., dove erano alloggiati gli schiavi destinati allo sfruttamento intensivo delle cave per l'estrazione del marmo lunense. Incastonata nel cuore delle Alpi Apuane, Colonnata è famosa anche per il lardo, stagionato nelle conche di marmo; un tempo considerato cibo da cavatori, oggi viene esportato nei migliori ristoranti di tutto il mondo. Il pranzo e la visita ad una larderia svelano i segreti dell'antica tradizione e i profumi che lo rendono ancora così caratteristico.

Le cave di marmo. Lungo il tracciato della ex Ferrovia Marmifera si attraversano i principali bacini marmiferi passando sui ponti di Vara e all'interno delle gallerie scavate nella roccia. Sin dall'antichità  i blocchi di marmo erano trasportati a valle con il pericoloso metodo della lizzatura, e poi, su carri trainati da buoi, verso il porto di Luni. In particolare si visiterà  il Bacino di Fantiscritti, considerato il cuore dei giacimenti marmiferi. Attraverso una profonda galleria si giunge nella spettacolare cava sotterranea, un'immensa "cattedrale" nelle viscere della montagna, dove per le dimensioni si perde il senso delle proporzioni. Questa cava interna è del tutto differente da quelle a gradoni a cielo aperto visibili durante il percorso. Le cave di Fantiscritti prendono nome dall'appellativo dato ad un'edicola del III sec. d.C., scolpita su di una delle pareti, raffigurante Ercole, Bacco e Giove. Si potranno osservare i macchinari per il taglio e l'estrazione, mentre all'esterno un'esposizione all'aperto testimonia il lavoro e le condizioni di vita dei cavatori.

La Spezia al centro del Golfo dei Poeti deve il suo sviluppo all'Arsenale Militare Marittimo (1860-65) voluto da Cavour. Nei primi dell'Ottocento nascono i Giardini Pubblici, che fronteggiano la lunga passeggiata sul mare, che si affaccia sul Golfo coronato dalle Alpi Apuane. Da qui si coglie con immediatezza il carattere della città e delle sue attività: dagli eleganti palazzi liberty, a quelli della ricostruzione post-bellica; dai rimorchiatori alle navi da trasporto alle crociere alle navi militari. Nel Castello di San Giorgio, già baluardo del sistema difensivo genovese, il museo archeologico raccoglie le testimonianze del territorio, tra cui quelle neolitiche con gli esemplari di statue-stele (IV-III millennio), la vasta raccolta di materiale romano lunense e i reperti della Luni cristiana.

La villa romana del Varignano, di tipo rustico-residenziale, è situata nei pressi dell'insenatura de Le Grazie in un territorio assolato e fertile. La villa, che presenta le caratteristiche tipiche della villa marittima d'otium, fu frequentata dalla fine del II secolo a.C. al VI d.C. Il primo proprietario, probabilmente il dominus Varenius, ritenne questo podere straordinario per fascino e posizione, immerso nel verde degli ulivi ed ottimo scalo marittimo riparato dai venti. Nella prima fase di costruzione si evidenziano un complesso residenziale e un'area produttiva legata alla lavorazione dell'olio d'oliva. Sono ancora visibili gli ambienti per la spremitura, la cella olearia a cielo aperto e quelli per la conservazione dei cereali. La zona padronale è ricca di elementi di pregio, come ad es. i pavimenti in signino e in cocciopesto decorato, e presenta un piccolo impianto termale dotato di praefurnium, tepidarium e frigidarium. Di notevoli dimensioni è la monumentale cisterna voltata (600.000 ca. litri), collettrice di acqua sorgiva e pluviale, che serviva per gli usi rustico-residenziali e soprattutto per la vendita di acqua dolce alle navi che facevano scalo al Varignano.

Portovenere. Riconosciuto Patrimonio Mondiale dell'Umanità, il borgo ha conservato la struttura medievale e l'incanto dei paesi marinari. Di bellezza straordinaria e fonte d'ispirazione per poeti, scrittori ed artisti, sin dall'epoca romana - compariva come portus nell'Itinerario Marittimo dell'Imperatore Antonino Pio, 161 d.C. - è stato uno scalo strategico per le rotte verso la Francia e la Spagna, e poi porto conteso dalle Marinare Genova e Pisa. In riva al mare si sviluppano le alte case-fortezza, mentre il resto dell'abitato è protetto da mura merlate, torri e dominato dal Castello Doria. Carrugi e piazzette conducono alla chiesa romanica di San Lorenzo nel centro del borgo. All'estremità del promontorio, a picco sul mare, si trova l'antichissima chiesa di San Pietro, edificata su strutture preesistenti del VI sec. Di grande valore paesaggistico, di fronte a Portovenere, sono le isole Palmaria, Tino e Tinetto preservate all'interno del Parco Regionale Naturale.

Pontremoli, definita da Federico II "chiave e porta dell'Appennino", sull'asse viario tra Emilia, Liguria e Toscana, fu oppidum medievale e borgo mercantile; luogo d'incontro di importanti vie di valico (fra cui la Francigena), e nei sec. XII e XIII sede di libero comune. Il Castello del Piagnaro, situato sulla collina sovrastante il borgo, venne edificato intorno all'anno 1000 come parte integrante del sistema difensivo della città. Il suo nome deriverebbe dalle lastre in arenaria utilizzate per la copertura delle abitazioni, le "piagne". Oggi il castello ospita il Museo delle Statue Stele. Le statue stele costituiscono un'importante testimonianza delle civiltà preistoriche e protostoriche che hanno interessato l'area lunigianese dal VI-III millennio a.C. fino al VI sec. a.C. Con il termine "statua-stele" vengono classificati quei massi destinati ad essere infissi verticalmente nel terreno e in cui si riconoscono sembianze umane ottenute attraverso la sagomatura della pietra e motivi iconografici (attributi fisici, volto, occhi, o elementi di corredo quali collane, vesti o armi) incisi sulle superfici.