L'amore ai tempi dei Romani
Conferenza (in francese) di Catherine Salles, professore emerito di Storia e Letteratura latina e Maître de conférences all'Università di Parigi X-Nanterre.
In collaborazione con il Liceo di Bellinzona.
Giovedì 28 febbraio - ore 18.00
Bellinzona, Liceo cantonale, aula multimediale
A Roma l'amore è onnipresente, sia nelle relazioni coniugali che nelle liaisons più o meno tollerate, e la sua rappresentazione assume forme assai differenti, dalla semplice tenerezza all'oscenità più cruda. I Romani amano ricordare che la fondazione della loro città è legata a due storie d'amore, quella di Venere e di Anchise (genitori di Enea) e quella della vestale Rea Silvia e di Marte (genitori di Romolo). La grande divinità di Roma è Venere Genitrice, in uno dea dell'amore e "madre" del popolo romano. Quattro forme di attività amorose sono praticate a Roma: l'amore reciproco tra un uomo e una donna, che trova la sua consacrazione nel matrimonio e nella procreazione di figli legittimi, la pederastia, le relazioni con degli schiavi, perlopiù ragazzini, e la frequentazione delle prostitute. Nessuna di queste pratiche è condannabile di per sé per i Romani, ma bisogna attenersi a regole ben precise. L'emancipazione femminile agli inizi della nostra era permette loro di gestire i loro amori a piacimento, quale che sia la loro condizione sociale. La comparsa di un nuovo genere letterario all'epoca dell'imperatore Augusto, la poesia elegiaca, fa in modo che l'amore non sia ormai più un atto sessuale, legittimo o meno, ma una passione autentica con il suo corteo di piaceri e di sofferenze.