Turchia: alla scoperta delle antiche civiltÓ
Viaggio in Turchia con il professore Giorgio Bejor: Troia, Pergamo, Efeso, Mileto, Didima, Afrodisia, Hierapolis-Pamukkale, Usak, Gordio, Ankara, Hattusa, Yazilikaya, Alachah÷yŘk, Istanbul.
Da sabato 22
a domenica 30 settembre
Troia fu teatro della guerra narrata nell'Iliade, che descrive una breve parte dell'assedio secondo la cronologia proposta da Omero, mentre alcune scene della sua distruzione sono raccontate nell'Odissea. Della guerra di Troia si canta in molti poemi epici greci, romani e anche medioevali. La città venne riscoperta nel 1871 da Heinrich Schliemann. Le successive campagne di scavo furono condotte da Wilhelm Dörpfeld e Carl Blegen. Le ricerche, che continuano tuttora, portarono alla scoperta di nove livelli sovrapposti che, datati con l'ausilio dell'analisi degli oggetti rinvenuti e l'esame delle tecniche costruttive utilizzate, permisero di delineare le piante delle ricostruzioni. Il sito archeologico di Troia è stato proclamato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1998.

L’antica città di Pergamo è posta a poca distanza dalla costa egea su di una collina che costituisce la principale località archeologica dell’area. La città ebbe una ricca fioritura in età ellenistica quando divenne capitale dell’omonimo regno, raggiungendo il massimo splendore sotto la dinastia illuminata degli Attalidi (241-133 a.C.)e diventando un importantissimo centro artistico. In seguito divenne parte dell'Impero romano. L’Altare di Zeus di Pergamo, capolavoro dell'arte ellenistica, nel 1886 fu portato a Berlino dove ora è esposto nel Pergamon Museum. Le visite al vasto sito comprenderanno l’Asclepeion e la Basilica rossa.

Efeso, una delle più grandi città ioniche d’ Anatolia, situata in Lidia alla foce del fiume Caistro, fu un importante e ricco centro commerciale e dal 129 fu la capitale della provincia romana di Asia. Tra le rovine che ne fanno uno dei più noti siti archeologici del Mediterraneo sono degne di nota quelle del Teatro, del piccolo tempio di Adriano, della Biblioteca di Celso e dei numerosi stabilimenti di bagni pubblici. Ridotte a una singola colonna sono invece le testimonianze di quello che fu il più celebre monumento di Efeso e, secondo Pausania, il più grande edificio del mondo antico: il Tempio di Artemide, una delle Sette meraviglie del mondo, raso definitivamente al suolo nel 401 per ordine di Giovanni Crisostomo arcivescovo di Costantinopoli.

Mileto, ricca città costiera della Caria, si distinse nel mondo antico per l'intensa vita intellettuale, economica e politica. Situata in posizione strategica su un promontorio non lontano dalla foce del fiume Meandro, al termine di un'importante via carovaniera che collegava la Mesopotamia alle coste del mare Egeo e alle sue isole (tra cui la vicinissima Samo), Mileto divenne un attivissimo centro di scambio, grazie anche al potenziamento dei commerci marittimi. La regolarità della pianta urbanistica della città era dovuta ai concetti di Ippodamo da Mileto che la ricostruì dopo la distruzione operata dai Persiani nel 494 a.C. Mileto entrò a far parte della provincia romana d'Asia nel 133 a.C., conobbe un ultimo periodo di sviluppo durante l'epoca imperiale Nel VI secolo ebbe inizio la decadenza e nel lX secolo un terremoto distrusse gran parte degli edifici.

Didima: il santuario di Apollo era così famoso che si veniva qui da ogni parte dell’Asia Minore per chiedere consiglio alla divinità (come a Delfi). La rinomanza del luogo è legata
alla presenza di una sorgente e di un boschetto sacro esistenti molto prima della colonizzazione greca e della costruzione del tempio dedicato ad Apollo, le cui vestigia più antiche datano della fine dell’VIII secolo a.C. e si situano all’interno del tempio attuale. Si arrivava al santuario percorrendo la Via sacra che congiungeva Mileto a Didima. La via-pavimentata di marmo e ornata di statue di leoni, di sfingi e di sarcofaghi dei membri della famiglia dei Brachidi, sacerdoti custodi del tempio- terminava sulla spianata d’accesso al santuario oracolare ricostruito da Alessandro nel 332-331 a.C. A Didima si tenevano le Didimeia, feste che riunivano gli abitanti delle città della Ionia.

Afrodisia si trova su un altopiano a un'altitudine di circa 600 metri presso la valle del Meandro in una zona che fu spesso soggetta ai terremoti. Fin da epoca antichissima dovette trattarsi di un luogo di culto della Grande Madre anatolica. Il nome di Afrodisia, con cui la città venne conosciuta in epoca ellenistica e romana, deriva dalla dea Afrodite, con cui i Greci identificavano la dea Astarte. Le prime notizie storiche risalgono alle monete cittadine coniate nel II secolo a. C., ma lo sviluppo e la grande prosperità di Afrodisia corrispondono al periodo romano. Per tutto il periodo romano rimase centro importante, sia per la presenza del tempio, sia come centro di produzione artistica legato alle vicine cave di marmo (scuola di Afrodisia). Oggi sono sorprendenti le tracce visibili di un centro monumentale fra i più consistenti dell’Asia Minore.

Hierapolis, città ellenistico-romana della Frigia, è oggi uno dei siti archeologici e naturalistici più frequentati. Le maggiori attrazioni turistiche sono rappresentate dalle concrezioni calcaree di Pamukkale (castello di cotone), dalle calde acque termali che sgorgano in mezzo alle rovine, e dal patrimonio architettonico della città antica. Nel sito archeologico opera dal 1957 la missione italiana di Hierapolis di Frigia ora diretta da Francesco D'Andria dell'Università del Salento. Le recenti attività di scavo hanno permesso di riconoscere il vasto impianto urbano con un asse principale nord-sud, la grande strada principale e un reticolo stradale ortogonale che divide la città in isolati
regolari. Nella parte nord della città è situata una vasta necropoli, che si sviluppò in età imperiale con tombe a fossa e notevoli edifici funerari. Dopo il rovinoso terremoto del 60 d.C. venne effettuata la costruzione o la trasformazione di molti edifici: l'agora commerciale, la porta di Frontino, due grandi ninfei pubblici e il grandioso teatro, che impressero un assetto monumentale alla città. Un violento terremoto nel corso del V sec. distrusse estese aree. Hierapolis diviene poi un importante centro della cristianità; lungo l´asse viario principale furono costruite una chiesa extraurbana, la cattedrale con il battistero, la basilica a pilastri e, sulla collina orientale, il martyrion di San Filippo apostolo. Alla fine del VI secolo, un altro terremoto provocò il crollo della maggior parte degli edifici ierapolitani comprese le mura bizantine.

Usak: visita del museo archeologico dove è custodito il cosiddetto "Tesoro di Creso", una collezione di prezioso vasellame d'argento, pregevoli monili e ornamenti d'oro di età arcaica, provenienti dai tumuli delle necropoli circostanti. Il corpus è famoso per essere stato al centro di un giallo internazionale. Trafugato negli Stati Uniti alla metà degli anni '60, è tornato definitivamente in Turchia nel 1993, a seguito di una brillante inchiesta giornalistica.

Gordio prende il nome dal suo mitico fondatore. Città-chiave dell’Asia Minore la sua fortezza dominava l’unica strada praticabile da Troia ad Antiochia. Fu capitale della Frigia dalla seconda metà del VIII secolo a.C. fino all'invasione dei Cimmeri. A Gordio si svolse il famoso episodio del nodo, detto "nodo gordiano", reciso da Alessandro Magno con la spada nel 333 a.C. mentre svernava nella città. Tagliato il nodo, i suoi biografi affermarono retrospettivamente l'esistenza di una predizione oracolare secondo cui chi fosse riuscito a sciogliere il nodo avrebbe avuto il dominio dell'Asia. Dalla metà del III secolo a.C. la città fu abitata dai Galati; abbandonata nel 189 a.C. per incursione romana, divenne da allora un villaggio di scarsa importanza. Gli scavi della necropoli hanno portato alla luce numerosi tumuli di varia grandezza con tombe di tipo frigio, collocabili tra il 725 e il 550 a.C. circa, composte da dròmos di accesso, camera sotterranea quadrata in legno, coperta da massi e terra. Dell’antica città restano tracce delle mura con una porta monumentale e varie abitazioni a mégaron protette da cortine di mura in mattoni crudi.

Bogazkale o Bogazköy è il nome moderno della località, nei pressi della città di Çorum ove si trovano i resti di Hattusa, immensa capitale dell'impero ittita, sviluppatosi nel II millennio a.C. Il sito conserva una imponente cinta di mura costruite in pietra su cui si aprivano due porte di accesso Porta Reale e Porta dei leoni. Tutta la vastissima area, che conserva molte testimonianze monumentali ittite, costituisce il Parco Nazionale di Bogazkale, situato a circa 145 km a nord-est di Ankara, ad una quota media di 1100 metri sul livello del mare. Hattusa venne aggiunta ai patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel 1986. A partire dal 1906, il Deutsche Orientgesellschaft (istituto tedesco di archeologia) iniziò gli scavi ad Hattusa, scavi interrotti durante la seconda guerra mondiale e la grande depressione. I lavori vengono tuttora svolti dall'Istituto Tedesco di Archeologia (Deutsches Archäologisches Institut). Una delle scoperte più importanti è rappresentata dagli archivi reali che contengono la corrispondenza ufficiale, i contratti, i codici di leggi, procedure e riti religiosi, profezie degli oracoli e letteratura del Vicino Oriente scritti su tavolette d’argilla in carattere cuneiforme. Le circa 30.000 tavolette recuperate ad Hattusa formano il nucleo della letteratura ittita, altri archivi sono stati scoperti in seguito in altri centri dell'Anatolia. Questi tesori sono attualmente divisi tra i musei archeologici di Ankara e Istanbul.

Yazilikaya è un santuario di roccia all'aria aperta del XIII sec. a.C., racchiude splendidi bassorilievi di dei e le dee ittite e il tempio rupestre di Teshub, dio delle tempeste. Si tratta del centro religioso più significativo della civiltà ittita. Risale al periodo compreso tra il 1275 e il 1220 a. C. quando fu costruito per ordine dei sovrani ittiti. Le due gallerie principali sono scavate nella roccia e le pareti sono decorate da una processione di antiche divinità che indossano lunghi copricapo conici.

Collina (Höyük in turco) di Alacahöyük, sede di una sequenza continua di insediamenti fin dal Calcolitico. Il sito è stato abitato ininterrottamente da allora fino all'odierno moderno villaggio. Durante l'età del Bronzo Antico la collina fu il centro della fiorente cultura Hatti, mentre i resti architettonici più evidenti e più caratteristici, tra i quali la Porta della Sfinge, risalgono al periodo ittita che seguì quello Hatti. Durante il periodo ittita (1450-1180 a.C. circa) il sito fu sede di una comunità che prosperò fino alla fine della tarda età del Bronzo. Non è stato ancora possibile identificare il nome di questo centro ittita; i dati archeologici sembrano però confermare che si tratta di un importante centro religioso, probabilmente la città di Arinna.

La città di Ankara, capitale della moderna Turchia dal 29 ottobre 1923, ha una storia molto ricca di avvenimenti e di personaggi. Il sito della città risale forse all'età del Bronzo con l'emergere della civiltà ittita. Sarebbero poi seguiti i Frigi che secondo la leggenda vi emigrarono in massa a causa del violento terremoto che distrusse la loro capitale Gordio. Suo fondatore è considerato il leggendario re Mida, figlio di Gordio ma, grazie ai reperti archeologici rinvenuti, già Pausania aveva rilevato come la città fosse più antica. Ai Frigi seguirono: Lidi, Persiani, Macedoni e Seleucidi, Galati, Romani, Bizantini, Selgiuchidi e Ottomani. Degni di nota sono la cittadella, il tempio di Augusto e di Roma, le terme romane, il mausoleo di Atatürk.
Il Museo delle Civiltà Anatoliche è tra i più importanti musei archeologici al mondo, ed è situato in due edifici storici risalenti al XV secolo posti a ridosso della cittadella di Ankara. Uno degli edifici fu costruito dal gran visir di Mehmet il Conquistatore ed era usato come mercato della lana d'angora, l'altro era un caravanserraglio. Il museo espone in ordine cronologico importanti collezioni di reperti del Paleolitico, Neolitico, Eneolitico, del Bronzo Antico, del Periodo Ittita e del Periodo Frigio, abbracciando così diversi millenni di storia.

Nel corso della sua lunga storia, Istanbul (chiamata Bisanzio fino al 330 e poi Costantinopoli sino al 1930) è stata la capitale dell'Impero Romano, Bizantino, Latino e Ottomano (1453-1922). Sin dal 1985, i quartieri storici di Istanbul fanno parte della lista UNESCO dei patrimoni dell'umanità. La città è principalmente conosciuta per la sua architettura bizantina e ottomana, ma i suoi edifici riflettono i vari popoli e imperi che l'hanno governata. Il programma prevede la visita dell’Ippodromo, del Museo di Santa Sofia (la maggiore basilica costantiniana), della Moschea Blu, del Museo Archeologico, del Topkapi, delle Cisterne sotterranee e del Gran Bazar.