Conferenza S. Tusa
Archeologia e storia nei mari di Sicilia
Conferenza a Lugano, Palazzo dei congressi, di Sebastiano Tusa, già Soprintendente del Mare della Regione Siciliana e professore di Paletnologia presso l'Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli.
Mercoledì 26 ottobre - ore 20.30
Lugano, Palazzo dei congressi, sala B
Il concetto che ricorre quando si parla della Sicilia come “crocevia di popoli e civiltà mediterranee”, apparentemente ovvio, rivive con vigorosa e puntuale precisione attraverso le tracce del passato che i mari intorno all'isola, e a quelle più piccole che la circondano, hanno rivelato e continuano a svelare. Vascelli interi, in parte oltraggiati dal tempo e dagli uomini, ma anche isolate tracce di antiche navigazioni o luoghi di ancoraggio e ricovero, porti ed approdi accumulano, con le loro innumerevoli relazioni a fatti, battaglie, commerci, migrazioni e spedizioni, un immenso bagaglio di memoria che costituisce la lunga storia di un fecondo, ma talvolta anche contraddittorio e difficile, rapporto che questa terra ha avuto con il mare e, attraverso di questo, con il mondo intero.

Fu l'introduzione dell'autorespiratore ad aria di Gagnan e Cousteau in Sicilia, per merito di pochi allora giovani pionieri della subacquea – tra i quali ricordiamo Cecè Paladino, il più leggendario tra loro –, a dischiudere questo immenso patrimonio agli occhi degli archeologi e del pubblico. Dagli anni '50 del secolo scorso vi è stato un susseguirsi di rinvenimenti fortuiti di relitti dei quali poco è stato salvato e qualcosa è rimasto attivando quei musei archeologici sottomarini tra i quali ricordiamo il Museo Archeologico Eoliano “L. Bernabò Brea”, frutto della passione di Madeleine Cavalier e Luigi Bernabò Brea, ed a Palermo la sezione creata da Vincenzo Tusa, pioniere di ricerche archeologiche sottomarine nella Sicilia occidentale. Fu lui ad intuire l'importanza dell'attività dei primi subacquei palermitani sottraendoli alle chimere del mercato illegale.

Ancorché non proveniente da ricerche sistematiche, il patrimonio culturale subacqueo siciliano è notevole sia per qualità che per quantità comprendendo decine di relitti e centinaia di rinvenimenti isolati alcuni di grande pregio come le ben note statue del Reshef di Selinunte e del Satiro di Mazara del Vallo.

Oggi la ricerca sistematica archeologica nei fondali in Sicilia dà i suoi frutti strepitosi con scoperte di grande pregio come i rostri delle Egadi e di Acqualadroni. I primi ci hanno permesso di comprendere con esattezza le dinamiche ed il luogo ove avvenne la famosa battaglia delle Egadi che il 10 marzo del 241 a.C. diede a Roma il lasciapassare per diventare potenza egemone mediterranea per i secoli a venire.

L'altro affascinante capitolo della ricerca archeologica subacquea riguarda i fondali inaccessibili dove tecnologia ed audacia, oltre che efficienza e professionalità, sono gli ingredienti di un capitolo nuovo dell'archeologia che interessa vaste schiere di studiosi ma anche di appassionati e pubblico non specializzato. La ricerca in alto fondale è appena agli inizi e si preannuncia come la nuova frontiera dell'archeologia subacquea poiché è lì che, al riparo da mani interessate, sono rimasti per secoli e millenni intatti relitti e carichi immensi di mercanzie che il mare ha inghiottito nei momenti di particolare turbolenza.