Assemblea generale
Assemblea generale ordinaria preceduta da una visita facoltativa al Museo della pesca con il conservatore Maurizio Valente, presentazione del bando di concorso Borsa di studio AAT 2011-2012, conferenza dell'archeologa Marta Bazzanella, collaboratrice al Museo degli usi e costumi della gente trentina di S. Michele all'Adige "Storia di lucci e pescatori. Una ricerca tra archeologia ed etnografia", aperitivo e cena sociale.
Sabato 26 marzo
Caslano, Museo della pesca
Storia di lucci e pescatori. Una ricerca tra archeologia ed etnografia
Conferenza di Marta Bazzanella
ore 18.00, entrata libera

Tra le ricerche archeologiche disponibili per la valle dell'Adige una in particolare, condotta in località Dos de la Forca/Galgenbühel a Salorno (BZ) – un riparo sottoroccia di epoca mesolitica – ha posto al centro dell'attenzione la ricostruzione dell'ambiente e dell'economia dei gruppi umani che in momenti cronologici successivi, tra l'8500 e il 7000 a.C., hanno frequentato il luogo.
Gli scavi hanno messo in evidenza un contesto economico legato essenzialmente allo sfruttamento dell'area umida di fondovalle. L'ittiofauna con luccio e ciprinidi (scardola, tinca, triotto) è risultata predominante rispetto alla macrofauna e in particolare l'analisi dei resti ittici, per gli strati alti del deposito, ha attestato la presenza di luccio con percentuali prossime al 97-100%: chiaro indizio di un'attività di pesca altamente specializzata.
L'indagine archeologica non ha però permesso di chiarire alcuni aspetti legati alle tecniche di pesca. In particolare, il mancato rinvenimento di strumenti per la cattura di individui singoli, come ami o arpioni, lascia ipotizzare l'utilizzo di armi composite quali arco e frecce o armi da getto, costituite da un supporto deperibile munito di armature in selce, abbondanti in loco. Un'ulteriore ipotesi potrebbe essere quella della pratica di pesca mediante la tecnica del laccio, comunemente utilizzata fino ai nostri giorni, ma non documentabile a livello archeologico. L'esigenza di dare delle risposte a questi interrogativi ha fornito lo spunto per un'indagine a carattere storico-etnografico relativa alle tecniche tradizionali di cattura, conservazione, consumazione e commercializzazione del luccio, alcune delle quali risultano ancor oggi documentabili in diverse località del fondovalle atesino grazie alla presenza di testimoni diretti.