Progetto Palmira: una nuova ricerca in una metropoli dell’Oriente romano
Conferenza di Maria Teresa Grassi
Professore di Archeologia delle Province romane
presso l’Università degli Studi di Milano
Giovedì 12 febbraio - ore 20.30
Lugano, Palazzo dei congressi, sala B
Nel 2007 è stato avviato un nuovo progetto di ricerca a Palmira (Tadmor, Repubblica Araba Siriana), importante città carovaniera posta in un’oasi del deserto siriano a metà strada fra il Mediterraneo e l’Eufrate, che conobbe un particolare sviluppo nella piena età imperiale romana, come centro nevralgico dei commerci fra Oriente e Occidente.
Tale progetto, che nasce dalla collaborazione tra l’Università degli Studi di Milano e la Direzione Generale delle Antichità e dei Musei di Damasco e vede per la prima volta l’intervento a Palmira di una equipe archeologica italiana, interessa un grande quartiere centrale della città (il quartiere sud-ovest), circondato su tre lati da vie colonnate e delimitato a sud dalla cerchia muraria tardoantica.
Le sue dimensioni massime sono di m 547 x 281 ed ha una superficie totale di circa 114.000 mq: in esso non erano mai state svolte, finora, ricerche sistematiche. L’indagine appare necessaria per la ricostruzione dello sviluppo urbanistico del centro in età romana e anche per una migliore definizione dell’architettura residenziale privata - a cui tale quartiere sembra, in via ipotetica e preliminare, in gran parte destinato - e le cui conoscenze in ambito palmireno sono a tutt’oggi piuttosto scarne.
L’accurato rilievo delle cospicue evidenze strutturali visibili sul terreno ha consentito innanzitutto di definire la presenza di alcune strade, con prevalente orientamento N/S, e di alcuni edifici, delimitati da allineamenti in blocchi lapidei.
Nel novembre 2008 è stato avviato lo scavo in un’area di particolare interesse nel settore meridionale del quartiere, ove si trova la struttura più imponente dell’area, a quanto è possibile giudicare dalle evidenze sul terreno, costituita da un peristilio di forma grosso modo quadrata, di cui rimangono in situ 12 colonne, su tre lati.
Tale struttura sembra delimitata da due piccole strade con orientamento N/S e appare quindi compresa in un isolato del quartiere sud-ovest. Inoltre, proprio in corrispondenza del peristilio, le mura tardoantiche della città mostrano una singolare deviazione del percorso, forse imposta proprio dalla presenza di questo edificio.
Con la prima campagna di scavo sono emersi i primi quattro ambienti del complesso, lungo il lato ovest del peristilio, e si sono potuti identificare almeno due periodi di frequentazione. Al periodo più antico, verosimilmente databile alla piena età imperiale romana, si riferiscono le solide murature in tecnica a sacco, con un accurato paramento in grandi blocchi di calcare, conservate per un’altezza di oltre due metri. Alcuni frammenti di stucchi decorati e di marmi pregiati testimoniano l’arredo lussuoso di tale complesso.
Tra V e VI secolo d. C. si è proceduto a grandi lavori di ristrutturazione che hanno contemplato il rialzamento del livello di calpestio e la creazione di nuovi pavimenti, il probabile parziale rifacimento degli alzati (poi crollati) e la costruzione di altri ambienti, uno dei quali dotato di un vano scala, in quello che doveva originariamente essere il portico ovest del peristilio.

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