Giammarusti
Rinascita del patrimonio culturale in Medio Oriente: i Musei nazionali di Beirut e Damasco
Conferenza di Antonio Giammarusti, architetto e museografo, responsabile per il Museo Nazionale di Beirut dell’allestimento della tomba di Tiro e per il Museo Archeologico Nazionale di Damasco del progetto di riqualifica e il riallestimento delle sezioni classica e greco-romana.
Mercoledì 27 settembre - ore 20.30
Lugano, Palazzo dei Congressi
Il patrimonio culturale del Medio oriente è sottoposto ormai da molto tempo ad uno stress inaccettabile. La violenza del terrorismo che tenta di cancellare l'identità culturale dei luoghi, l'assenza di interventi di manutenzione e restauro causati dalle difficoltà politiche ed economiche dei deboli governi locali, gli scavi clandestini che inondano di reperti il mercato antiquario illegale ed infine l'impotenza delle istituzioni culturali occidentali, che non riescono ad avviare programmi concreti per la protezione del patrimonio a rischio, rendono buio il futuro di molte aree del Medio Oriente. In questo triste panorama però la grande speranza è la capacità del patrimonio mediorientale di resistere e rigenerarsi dagli attacchi del terrorismo e dalla incuria politico-culturale.
Molti gruppi nazionali continuano a considerare prioritaria ed irrinunciabile la protezione delle proprie identità culturali facendo rifiorire, con le dovute differenze dal passato, la sensibilità nazionale che all'inizio dello scorso secolo portò alla nascita dei grandi musei nazionali per proteggere i tesori storici dal loro trasferimento all'estero.
Il Museo nazionale di Damasco nacque nel 1919 per la volontà del Ministero dell'Educazione e del presidente Kurd Ali Bey di bloccare l'esportazione, in Turchia ed in Occidente, dei tesori del patrimonio siriano. In Libano dove, dopo quasi 30 anni dalla fine della disastrosa guerra civile (1975-1990), i segni della follia umana sono ancora visibili in una vivace città rinata dalla guerra che ha visto regnare l'odio fra le religioni e fra le etnie come mai era successo nei millenni precedenti. Qui, la DGA (Direzione Generale per le Antichità) e il popolo libanese sono riusciti a proteggere il proprio museo archeologico a forte rischio di distruzione poiché situato sulla linea del fronte (green line). La protezione e il recupero del museo è stato totale e lo scorso 7 ottobre 2016, grazie alla collaborazione con la Cooperazione Italiana, il museo ha aperto al pubblico l'ultima sezione, dedicata all'arte funeraria libanese, così come Maurice Chehab l'aveva delineata negli anni cinquanta.
Il racconto delle vicende dei musei nazionali di Beirut e Damasco non è solo la narrazione delle vicende architettoniche dei "contenitori" e la bellezza degli oggetti esposti, ma è anche il racconto della resilienza di questi monumenti che rappresentano l'identità culturale delle due nazioni.