Lambayeque, la nuova frontiera dell’archeologia peruviana
Conferenza di Antonio Aimi, Professore presso l’Università degli Studi di Milano
Mercoledì 9 dicembre - ore 20.30
Lugano, Palazzo dei congressi, sala B
Non si può dire che il dipartimento di Lambayeque sia come lo Yucatán di Stephens e Catherwood, perché qui le ricerche scientifiche sono cominciate da qualche tempo e alcuni dei suoi siti sono noti in tutto il mondo: Sipán, Pomac, Tucume, ecc., eppure la zona, proprio come lo Yucatán della metà del XIX secolo rappresenta una delle aree più promettenti della nuova frontiera dell’archeologia americana, anche se ancora fino a trenta/quarant’anni fa pochi avrebbero scommesso un sol [la moneta nazionale del Perù] sull’importanza archeologica della regione. Eppure, si potrebbe aggiungere col senno di poi, bastava guardare la carta geografica per capire che la zona doveva essere una delle aree cruciali del Perù preispanico. Lì, infatti, quella aridissima e sottile lingua di terra che corre lungo la costa dell’Oceano Pacifico dal Cile settentrionale ai confini con l’Ecuador comincia ad allargarsi. Lì sono più vicine e più numerose le “oasi fluviali” formate dai fiumiciattoli che scaricano nel Pacifico le piogge che riescono a superare la catena delle Ande. Lì la cordigliera ha il suo punto più basso e a “soli” 2.500 metri slm si può passare dal bacino del Pacifico a quello dell’Atlantico, dai deserti costieri alla rigogliosa vegetazione della Ceja de Selva, la parte alta dell’Amazzonia (nel resto delle Ande Centrali i passi più bassi sono attorno ai 4.000 metri slm). Ora quello che si poteva intuire è confermato dai dati delle più recenti campagne di scavo: la scoperta del tempio di Ventarrón, col dipinto murale più antico d’America (risale a circa il 2000 a.C.), la piattaforma di Collud, di qualche secolo posteriore, che con un ragno stilizzato ripropone un tema tipico dell’iconografia del Formativo, i bassorilievi di Huaca las Balsas a Tucume, le tombe scoperte a Pomac da Izumi Shimada, a Ucupe da Steve Bourget, a Sipán da Walter Alva e Luís Chero. E sullo sfondo stanno i monumenti impressionanti dei centri cerimoniali che si fa fatica non solo a studiare ma anche a proteggere: Pampa Grande, con un’impressionante costruzione di un milione di metri cubi, Tucume con una piattaforma lunga 800 metri, Pomac con le grandi piramidi che emergono da un bosco di carrubi, e poi ancora Huaca Chotuna, Sipán. E la Tomba Est di Pomac e la Tomba 1 di Sipán, le più ricche mai scavate in America. Ma valutare un sito archeologico a partire dalla quantità d’oro ritrovata è un rozzo criterio quantitativo. Meglio assumere altri punti di vista, che ci consentono di dire che il dipartimento di Lambayeque ha restituito, sul piano artistico, alcuni tra i più straordinari capolavori dell’arte precolombiana e, su quello archeologico, quei reperti che hanno consentito di superare la “barriera del significato” e capire, ad esempio, il più importante rituale della cultura Moche: la Cerimonia del Sacrificio. Dall’autunno del 2006 l’Università di Milano è coinvolta in un progetto interdisciplinare a Sipán nato dalla collaborazione tra la cattedra di Cultura dei Paesi di lingua spagnola, del corso di laurea in Mediazione Linguistica e Culturale, il MTRS (Museo Tumbas Reales de Sipán) e la Caritas del Perù. Il progetto ha portato alla scoperta della Tomba 14 e all’identificazione del cosiddetto personaggio “D” della Cerimonia del Sacrificio, alla costruzione del Museo de Sitio de Sipán e a una serie di altri interventi di natura sociale tesi a trasformare il sito archeologico in un centro in grado di aprirsi al turismo. In quest’ambito l’Università di Milano si è fatta carico di diverse attività, tra le quali si possono citare: l’elaborazione del progetto museografico del Museo de Sitio, la definizione di un piano di sviluppo turistico dell’area che circonda il sito archeologico e la curatela del libro che ha presentato il progetto e le scoperte effettuate: Sipán, el tesoro de las tumbas reales.

La AAT organizza inoltre, sabato 30 gennaio 2010, una giornata per visitare la mostra "Inca. Origine e misteri della civiltà dell'oro" (Brescia, Museo di Santa Giulia): visite guidate con Antonio Aimi, co-curatore della mostra e del catalogo.
Per maggiori dettagli: programma 2010.