Alessandro Magno. Immagini come storia
Conferenza di Paolo Moreno, professore emerito di Archeologia e storia dell'arte greca e romana all'UniversitÓ di Roma Tre. In collaborazione con il Circolo numismatico ticinese.
Mercoledý 12 marzo - ore 20.30
Lugano, Palazzo dei Congressi, sala B
I fatti di Alessandro sono riflessi nella loro spettacolare imprevedibilitÓ dalla tradizione storica, che supera la fantasia espressa a quel titolo dai romanzi o dal cinema. La corte di Macedonia avalla il prodigio di un dio che si Ŕ unito a Olimpiade per concepire l'erede del re Filippo (356 a.C.) e gli artisti figurativi accreditano la rappresentazione, accentuando il carattere divino quando il principe si avvia al potere con un'ambizione che supera ogni regola (336 a.C.). In Aristotele la passione apparteneva al rito: l'allievo ne fa l'anima della storia, e pi¨ non congederÓ il pßthos che accende ogni suo atto nell'inquitudine dell'ignoto (pˇthos). Con le immagini la rivoluzione del sacro transita dal sembiante dell'uomo al sociale e alla guerra: il regno attinge la potenza del mistero. Il giovane sovrano distrugge Tebe ribelle (335 a.C.), ma patria terrena di Dioniso ed Eracle, che un giorno con i Dioscuri, anch'essi nati da donna, "gli avrebbero aperto il cielo". Intanto il protagonista chiede riconoscibilitÓ visiva e tangibile: vicino a tutti, Ŕ la forza che convince le ambascerie, supera ogni resistenza, distrugge secolari compagini statali, asserisce un dominio intercontinentale. Quando giÓ molti plasticatori e pittori hanno sperimentato il soggetto, Alessandro confisca il proprio ritratto dinastico, facendone interpreti esclusivi Apelle in pittura, Lisippo nel bronzo, Pirgotele per l'incisione di gomme, demiurghi che all'occasione scoprono la propria riuscita personale, affrancati dai limiti della pˇlis: l'invenzione erompe nel gesto del vincitore armato della folgore di Zeus, della lancia omerica come della spada del cavaliere. L'icona classica diventa articolo di una fede politica condivisa da altri artefici che al di fuori della diretta committenza celebrano l'apoteosi ad Atene, Megara, Delfi, Olimpia, in Asia dal 334 a.C. e nella Macedonia stessa dopo la scomparsa del conquistatore. Ne sono autori Eufranore, Prassitele, Leocare, Nicia, Aristide II, Ezione, Filosseno, alcuni fino al tempo della maniera (323-281 a.C.), irripetibile capitolo nella storia dell'arte antica, che vedrÓ affermarsi il genio differente di figli e discepoli dei grandi maestri, all'avvento dei successori di Alessandro, verso l'ellenismo.